I TAROCCHI

Una mappa fatta di immagini

Da sempre mi sono sentito attratto dai tarocchi, ma non avevo mai avuto il coraggio di prenderli in mano a causa della brutta reputazione che solitamente gli si attribuisce.

Una sera, incuriosito per aver sentito parlare di una compagnia teatrale molto particolare, che metteva in scena uno spettacolo per le vie di un borgo medievale, sono andato a vederli a scatola chiusa, senza conoscere il tema della rappresentazione. Nelle ore che seguirono mi sono ritrovato letteralmente immerso nei tarocchi, gli attori avevano riprodotto tutti gli arcani maggiori, compresi gli oggetti e le scenografie di ogni carta, nelle varie vie del paese.

Inerpicandomi per le viuzze del borgo, sono passato da una carta all’altra, sentendo parlare tutti i personaggi, potendo entrare fisicamente in ogni ambiente, inoltre ad ogni stazione ti veniva regalata la carta corrispondente.
Al termine della serata dopo 22 piccole messe in scena, mi ritrovai con in mano tutti e 22 gli arcani maggiori, quella rappresentazione sembrava aver risposto ad un mio desiderio latente.


Il mazzo

Un mazzo completo di tarocchi è composto da 78 carte, che si dividono in 22 arcani maggiori e 56 arcani minori.
Nei 22 arcani maggiori sono rappresentate altrettante figure archetipiche e può essere considerata una vera e propria mappa dell’individuo.
I 56 arcani minori si dividono in 4 semi (spade, coppe, bastoni e denari), ogni serie è composta da 14 carte, nelle quali sono incluse 4 figure (fante, regina, re e cavaliere).

Per la creazione delle fiabe di Cent vingt et un (121) vengono usati solo gli arcani maggiori, questo per due motivi.
Prima di tutto perché l’utilizzo dei soli archetipi maggiori mi permette di raccontare storie che si appoggino ai punti cardine della persona che pone la domanda, in secondo luogo perché la semplicità visiva degli arcani maggiori, crea un legame più forte anche per chi non conosce il mondo dei tarocchi e risulta più semplice per chi riceve la storia, associare le figure ai significati simbolici del racconto.


Perché i tarocchi parlano al nostro inconscio?

Ogni bambino prima di apprendere il linguaggio verbale, pensa per immagini.
Per fare un esempio, quando un neonato vede il viso della propria madre, non lo associa alla parola “mamma” ma all’esperienza che quel viso rappresenta nel suo quotidiano, percependolo così via via come un simbolo.
In seguito, con l’apprendimento della comunicazione veicolata dalle parole, spostiamo la nostra priorità verso i concetti che le parole esprimono e non le esperienze o emozioni che un’immagine ci comunicava.

Spesso i concetti non si portano dietro un particolare evento o una particolare emozione, perché sono solo un codice che ci permette di scambiare informazioni in modo astratto e funzionale.
Al contrario, un’immagine riesce a comunicare direttamente con quel meccanismo di associazione tra simbolo e sensazione, facendoci per un attimo rivivere l’esperienza associata e di conseguenza le emozioni provate.
Per la loro natura visiva e fortemente allegorica, i tarocchi rappresentano un vero e proprio linguaggio visivo, che raccoglie una summa di buona parte dei capisaldi dell’esperienza umana.

Ed è per questo principio che parlano direttamente alla parte più profonda di ognuno di noi.


Come si leggono le carte

Dopo che ci è chiaro che le immagini ci riportano a galla sensazioni ed esperienze vissute, metterne in fila alcune crea una vera e propria parata di emozioni ed aneddoti condivisi, come se fossimo di fronte ad una vera e propria mappa dell’esperienza umana.
Provate anche voi ad affiancare alcune carte, noterete che le figure cominceranno ad interagire grazie a giochi di sguardi, qualcuna ne osserva qualcun altra, altre sembrano litigare, altre scherzare.

Vedere se stessi e la propria vita, raccontati come una favola, aiuta le persone a diventare più consapevoli di essere i protagonisti della propria vita, a riconsiderare gli eventi da prospettive differenti, e capire che nella maggior parte dei casi i problemi siamo noi a crearceli.
Con questa nuova consapevolezza, si possono finalmente trovare soluzioni.


I tarocchi servono per leggere il futuro?

Per mia esperienza no.
Pensare di poter leggere il futuro è una piacevole distrazione, ma molto lontano dal vero.
I tarocchi invece contengono in loro un tesoro ben più grande, quello di metterci di fronte, come se fossero uno specchio, al nostro vissuto, alla nostra esperienza e alle nostre emozioni.
Poter leggere se stessi e gli altri è molto più importante che conoscere cosa ci accadrà domani.

Come sostiene Alejandro Jodorowsy (colui che mi ha fatto amare davvero le carte), il miglior modo per poter predire il proprio futuro e crearselo da sé giorno per giorno.


Le carte utilizzate per Cent vingt et un

Il mazzo raffigurato in questo sito e le carte che utilizzo per creare le storie sono quelle restaurate da Alejandro Jodorowsky e Philippe Camoin.
Tutti i diritti delle immagini sono pertanto degli autori e vengono qui riprodotte a scopo puramente dimostrativo.

Vi invito, se volete procurarvi un buon mazzo di tarocchi, a visitare il sito di questi stupendi tarocchi restaurati.

Tarocchi di Marsiglia Camoin-Jodorowsky